mercoledì 2 dicembre 2015

Senza titolo

Un anno fa, più o meno di questi tempi, raccontavo in questo post di donne e di coraggio.

È passato un anno, molte cose sono state scritte in queste pagine, molte cose sono successe e alcune, a partire da queste poche righe settimanali, hanno preso una loro strada.

Dicevo dunque, un anno fa, di donne e di coraggio e questa storia ricomincia proprio da quell'intimo e recondito angolo di me stessa che ne riconosce alcune come sorelle.

Voglio parlarvi dunque di donne e, stavolta, di passione.

Voglio dirvi di una donna capace di “reinventare” con la sua passione per l’insegnamento la storia dell’arte, partendo da una lavagna elettronica interattiva e dalle nuove opportunità offerte dalle tecnologie social: Pinterest, Facebook, Blog, Google+, Twitter, …

Sembra facile vero? 

Provo a immaginarne i retroscena: un ambiente scolastico conservatore e omologato, regole ferree talvolta prive di buon senso, precarietà, una materia relegata al tavolo da disegno, ragazzi e territori difficili. 

A cosa o a chi avrà pensato nelle notti insonni? Al visionario Durand-Ruel che finì più volte in bancarotta  per sostenere, con i suoi acquisti, il nascente mercato impressionista? A Modigliani che urlava a Jeanne Hebuterne: “Io vedo cose che nessun altro vede”? 

E poi? Quando si è resa conto che le storie che raccontava nel suo Blog interessavano centinaia di migliaia di persone? 

Contribuire alla diffusione e divulgazione della storia dell’arte nel mondo ripaga da qualunque frustrazione? Ma il tourbillon dei followers non è spaventoso ogni tanto? La sfiora mai il sospetto di trascurare gli affetti o che la passione possa diventare ossessione: la  stessa abnegazione che spinge l’atleta ad eccellere non è la stessa che mette a rischio la sua vita o che potrebbe condannarlo a menomazioni permanenti? Si sveglia mai di soprassalto, con la sensazione della stanza inondata da un gigantesco e soffocante materasso in lattice che impedisce di respirare? È forse paura quella che sente nel petto?

Siate curiosi, dice ai suoi studenti.

Lo siamo un po’ anche noi e proviamo a farci domande: per comprendere l’arte ma soprattutto per comprendere quelli, fossero Durand-Ruel o Leonardo, che all'arte hanno dedicato, con passione, la propria vita.
Emanuela Pulvirenti
Emanuela Pulvirenti

P.S: Frida Kahlo, Georgia O’Keeffe, Artesmisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Camille Claudel.

Cinque

Per restare in tema: è il numero esiguo di donne nell'arte che durante un pranzo di lavoro, in quattro e con cultura universitaria, riuscimmo a mettere in fila. 
Ma si sa, le chiacchiere davanti a una pizza prediligono il modello televisivo, curvilineo e siliconato ;-).

Dimenticavo: perché “senza titolo”? 

È presto detto. Durante il workshop “Degli specchi e dei riflessi” narrato a Finestre sul cortile, il lunghissimo titolo di una delle opere presentate mi ha dato l’idea di provare a fare questo gioco: darò ai prossimi cinque post il titolo di un’opera d’arte, cercandone uno adatto dopo averlo scritto e chissà che rovistando, non incappi in qualche bella sorpresa. 

Il primo però non poteva che essere un non-titolo ;-).

Stay tuned! :-)
Questo post è pubblicato anche su La Stampa 
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