martedì 7 ottobre 2014

Umanità schizofrenica?

Mi è capitato ultimamente di assistere ad un servizio televisivo sulla inesorabile scomparsa dei vecchi quartieri di Shangai, i cosiddetti shikumen, con l’avanzare dei New District e dell’aspirazione ad uno stile di vita moderno e “occidentale”.

La maggior parte di questi storici sobborghi sovraffollati con le loro casette in mattoni grigi, stipiti in pietra, porte sempre aperte sui cortiletti interni con spazi e servizi condivisi, in cui viveva solo qualche decennio fa più dell’80% della popolazione urbana, sembrano infatti destinati ad essere rasi al suolo e sostituiti dagli altissimi grattacieli espressione e testimonianza dello sviluppo economico cinese, fatto salvo quei pochi scampati alla distruzione e trasformati in quartieri di tendenza con gallerie d’arte, bar e ristoranti.
Man mano che il servizio presentava il nuovo modello del vivere urbano individualista e appartato di Shangai, riflettevo che invece la vecchia Europa riscopre (periodicamente) le Comuni del passato, pur nella moderna accezione di quartiere iper-ecologico e alternative-chic.
L’ultimo esempio è quello di Berlino, città laboratorio di tendenza, che sta progettando su iniziativa dei tre ex imprenditori trasgressivi della notte berlinese inventori e gestori del mitico Bar 25, un nuovo quartiere diverso da ogni altro, a Holzmarkt sulle rive della Sprea.
Il quartiere avrà case a più piani ma in legno e super ecologiche, da affittare per non più di tre anni. Non saranno ammesse lavatrici, tutti useranno lavanderie comuni, anche i frigoriferi avranno solo un uso collettivo. Uno spazio sul tetto delle abitazioni servirà ad allevare i pesci i cui escrementi verranno utilizzati per la concimazione di spazi verdi e le coltivazioni di verdure fai da te, gli abitanti saranno tenuti a partecipare attivamente alla vita di quartiere, compresa la manutenzione del verde pubblico.
Non entro nel merito, lascio ad altre voci più autorevoli di questo blog le considerazioni antropologiche sull’argomento, anche perché devo confessare che tutte le volte che qualcuno dice di  volersi trasferire in campagna, a contatto con la natura, coltivando la terra per il proprio sostentamento ecc. ecc. non posso fare a meno di pensare a Maria Antonietta e al suo Domaine de la ReineJ.


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