giovedì 2 luglio 2015

Scienziati pazzi, lotta biologica, sistemi di puntamento, droni: per nutrire il pianeta bisogna essere precisi

Il padiglione francese di Expo 2015, un mercato coperto di oltre 3.500 mq realizzato in legno del dipartimento del Jura smontabile e riutilizzabile, a cui si accede attraverso un percorso-giardino che riproduce i paesaggi agricoli delle regioni d’oltralpe, è uno di quelli che rischia seriamente di rimanere in tema.

La Francia arriva all’esposizione universale con un modello alimentare sicuro e sostenibile e prova a spiegare (qui i quattro pilastri della sua visione) come scienza e tecnologia possano contribuire a rendere il mondo autosufficiente dal punto di vista nutrizionale introducendo, tra le altre cose, il concetto di “agricoltura di precisione”.


Prendo nota e decido di approfondire: cos’è e come funziona la faccenda della precisione?

Cominciamo dalla definizione di Wikipedia: l'agricoltura di precisione è una strategia gestionale che si avvale di moderne strumentazioni ed è mirata all'esecuzione di interventi agronomici tenendo conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo.

In pratica: un vigneto o un campo di mais, soprattutto se sono molto estesi, non sono da considerarsi un'unica entità ma la somma di tanti piccoli appezzamenti coltivati con la stessa piantagione. In uno stesso terreno possono quindi trovarsi condizioni di suolo, di esposizione solare, di topografia anche molto differenti tra loro.


L’agricoltura di precisione monitora queste condizioni e interviene sulle reali necessità delle piante, mirando alla massimizzazione della resa agricola e alla maggiore sostenibilità delle coltivazioni.


Ma come appurare le reali necessità delle piante?

Qui entra in gioco la tecnologia: osservazione del terreno con sistemi ottici, stazioni meteorologiche, pistole che controllano la temperatura, sensori ad infrarossi, strumenti di telerilevamento. I dati così raccolti (ed elaborati con tecniche geostatistiche) vengono resi fruibili attraverso piattaforme applicative anche mobile e permettono di intervenire su suolo o piante in un modo che potremmo definire chirurgico.

Sono diverse le tecnologie impiegate nell’agricoltura di precisione, molte emergenti, ma quella che indiscutibilmente accende la mia fantasia è l’APR (Aeromobile a Pilotaggio Remoto) da qualcuno ribattezzato drone-contadino.  

Dicasi drone

Il giornalista e sociologo Malcom Gladwell (in questa spettacolare Ted Conference)  ha definito il drone il nipote del mirino da bombardamento Norden Mark 15 (per inciso: Carl Norden costruisce questo aggeggio complicatissimo utilizzato dalla United States Army Air Forces nel corso della seconda guerra mondiale e successivamente nelle guerre in Vietnam e Corea.  "Prima che questo mirino fosse in uso, le bombe mancavano di continuo il bersaglio di un miglio e anche più". Ma, egli disse, con il mirino Norden Mark 15, una bomba avrebbe centrato un grosso barile da quasi 7.000 m. In realtà il Norden non riuscì a raggiungere un grado di precisione nemmeno lontanamente simile a quanto i suoi creatori si aspettavano e, benché largamente impiegato, ottenne risultati ben miseri). 

Ora. Infinite scoperte derivano della ricerca in campo militare: bustine per il tè, fazzolettini per il naso, l’ autofocus di macchine fotografiche e telefonini, il wireless. Anche i droni arrivano da lì, tuttavia gli impieghi ”civili” possono essere i più disparati e virtuosi.

Possono essere impiegati per la salvaguardia e la lotta ai crimini contro la natura, per osservare nel loro habitat specie in estinzione, per analizzare la diffusione delle piantagioni del famigerato olio di palma, per volare all'interno di edifici crollati, per stimare l'entità dei danni causati da disastri naturali, per entrare in edifici esposti a radiazioni  o semplicemente per trasportare materiale.

Nell’ agricoltura di precisione le potenzialità di questi strumenti sono molteplici, grazie alla grande quantità di dispositivi di controllo che possono essere caricati a bordo, come GPS, videocamere che permettono di catturare dettagli ad alta risoluzione di oggetti al suolo, magnetometri, sensori multispettrali che restituiscono in tempo reale la topografia dei luoghi, la composizione biochimica e fisica dei terreni, gli indici di vigore vegetativo, lo stress idrico delle piantumazioni.

I droni possono essere programmati per eseguire voli e rilievi in completa autonomia, senza il supporto di un pilota a terra, possono essere utilizzati per controllare il raccolto, rilevare problemi di irrigazione, per la lotta biologica ai parassiti, ad esempio per spargere sui campi di mais delle piccole capsule di cellulosa contenenti le uova di Trichogramma Brassicae, antagonista della piralide del mais, ecc. 

L’economicità è un altro fattore abilitante: per programmare un drone basta, in alcuni casi, Google Maps e uno sviluppatore bravo…

Insomma scienza e tecnologia al servizio dell’agricoltura per produrre meglio e nutrire il pianeta: il futuro dell’agricoltura è nei droni?

Personalmente mi auguro di si. Auspico che questi oggetti volanti non ben identificati possano cambiare le regole del gioco e mi emoziona l’idea che appassionati di informatica, ingegneri, scienziati, esperti di ambiente, biologi, ricercatori, designer, ma anche viticoltori o analisti funzionaliJ possano lottare insieme per questo pianeta, per progettare dei robot per la sua salvaguardia e per garantirne un futuro sostenibile, non solo, o non necessariamente, nel campo della nutrizione.  

Expo 2015 si è lasciato sfuggire più di un’ occasione e una di queste è, ancora una volta, una questione di prospettiva: poteva farmi stare con il naso all’insù invece di costringermi a guardare a terra.

Enjoy the fly! J









Fonti:

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