martedì 5 gennaio 2016

Roma - Torino: luci e ombre di un capodanno primaverile

Il #giocodellecittà e #adotta1blogger


Quando Valeria mi ha proposto il #giocodellecittà, lei di Torino avrebbe raccontato il suo fine settimana a Roma, io di Roma avrei raccontato del mio Capodanno a Torino, ho detto “sì” senza esitazioni. 

Con Valeria ci incontriamo da quasi un anno nei consueti percorsi digitali (social, blog, il gruppo Facebook #adotta1blogger, ...) ma non siamo ancora riuscite a vederci di persona, neanche nelle due occasioni in cui eravamo presenti nella stessa città, impossibilitate dai rispettivi impegni. Così abbiamo pensato di gemellarci :-).

Valeria è psicologa, psicoterapeuta e psicodrammatista junghiana e combina la professione con la passione per le arti visive - disegno, scultura, lavorazione della ceramica - con la scrittura e il teatro.

In fondo alla pagina il link ai suoi appunti di viaggio, di seguito i miei. 

Del perché proprio Torino, ho detto in questo post.
Torino

L’albergo in cui abbiamo alloggiato ha una disposizione insensata degli spazi - bagno enorme, corridoio, ripostiglio – un terrazzo che affaccia sul fiume, un piccolo giardino, addobbato per l’inverno. Che poi l’inverno sembra quasi scomparso.

La fermata dell’autobus è poco distante e porta fino alla metro Rivoli (che io mi ostino a pronunciare con l'accento sull'ultima "i", come rue de Rivoli :-)). Il primo giorno sale una donna con passeggino e nipotina. Un fatto che sarebbe passato inosservato ai più, me compresa, se non fosse che offre il pretesto per una discussione, che si fa sempre più accesa, con un’altra passeggera, straniera dell’est. Quest’ultima afferma con forza la necessità, visto l’affollamento, di chiudere il passeggino perché la bambina è abbastanza grande mentre la nonna insiste che è ancora troppo piccola. Facile immaginare la reazione della maggior parte dei presenti, l’immediato sottolineare “straniera” e “ospite”, la sterile polemica che ne è seguita.

La bambina l’avevo guardata mentre stavamo aspettando l’arrivo dell’autobus, era adorabile, infagottata per far fronte al freddo inesistente, sorridente e curiosa. Non faccio fatica a immaginare che potesse somigliare alla figlia della donna che insisteva per far chiudere il passeggino. Quella che parlava era una madre umiliata mille volte da quella parola: ospite, la cui rabbia mascherata nella richiesta del rispetto delle norme non solo per gli stranieri ma per qualunque cittadino era profonda, dolorosa e la stava probabilmente trasmettendo ai propri figli, così come la nonna alla nipotina. “Avevo detto a tua madre che dovevamo andare a piedi” ha mormorato tra se e se. Con un brivido mi sono resa conto della reale portata di un episodio così apparentemente piccolo e quasi banale. 

Ho scoperto in questo viaggio che a Torino è più facile incrociare un Malamute, un Border Collie o un Levriero Afgano che uno Yorkshire, che la musica è ovunque e il suono sinestetico di un violino che ti accompagna lungo un portico affollato di banchetti di libri ti fa desiderare di restare, che ci sono persone che cambiano la tua percezione delle cose così che un foglio che galleggia nel fiume può diventare una poesia…

Ho scoperto che si fanno molte code a Torino ma nessuna supera il livello di accettabilità, che ho stimato per i Torinesi in circa un’ora, che la fila più divertente è quella per prendere un bicerin nello stesso posto dove lo prendeva Cavour :-).
Torino - Al Bicerin


Ho scoperto, di me, che non voglio smettere di inseguire la bellezza, che la ricerca di un cappello ha più senso che trovarlo, che sono grata a chi mi fa superare il pregiudizio e alle amiche che incontro o che, di volta in volta, mi accompagnano in ogni nuovo viaggio.
Torino - Luminarie




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