mercoledì 18 maggio 2016

Non chiamatelo “Festival”

Ho cominciato da qualche anno ad accumulare libri e riviste di giardinaggio, dépliant di eventi florovivaistici, cartoline botaniche, semi di zucca e cappelli di paglia. 

Man mano che la formazione è avanzata il Glicine è diventato “Wisteria Sinensis”, il Geranio: Pelargone, la Speronella: Delphinium e chiunque ormai accenni in mia presenza un moto di incertezza nel distinguere a occhio nudo un’infiorescenza apicale ad ombrello da una spiga scatena, come minimo, disapprovazione e biasimo.

Ça va sans dire, da diverse stagioni frequento fiere di settore, mercati, mostre, esposizioni e rassegne varie, armata di macchina fotografica, blocco per gli appunti e una lista di improbabili erbacee, rigorosamente perenni, che potrebbero allietare la mia affollata aiuola urbana, posto che qualcuna delle piante che vi dimora decida di abbandonare anzitempo questa valle di lacrime per lasciare spazio, che so, all'effetto cottage di una rarissima digitale purpurea.

Ora, si capisce facilmente che decidendo di andare anche quest’anno al Festival del Verde e del Paesaggio le mie aspettative erano piuttosto elevate ed è altrettanto facile immaginare che avrei potuto cominciare a recriminare ancor prima dello strappo del biglietto d’ingresso. Pioveva pure.
Auditorium Parco della Musica - Festival del verde e del paesaggio
Auditorium Parco della Musica - Festival del verde e del paesaggio

Tuttavia, anche gli spiriti più arruffati in alcune giornate sono più quieti e la potenziale diatriba sulla mancanza di spunti creativi dell’evento è sfociata in una riflessione più ampia: posto che visto uno, visti tutti (ma quelli che vanno ogni anno sulla Croisette penseranno la stessa cosa?) che si potrebbe fare per ravvivare un Festival ammesso che non si possa semplicemente proiettare nuovi film?
Auditorium Parco della Musica - Festival del verde e del paesaggio
Auditorium Parco della Musica - Festival del verde e del paesaggio

Come rendere il Festival del verde e del paesaggio diverso dall'anno prima? Ovviamente in questa simulazione non consideriamo limiti di budget e facciamo come se il Parco della Musica facesse parte dell’emirato di Abu Dhabi. ;-)

Partiamo da vincoli e opportunità.

1.Location. Non è che basta cambiare le tende all'auditorium, voglio dire quello è un complesso polifunzionale con una sua precisa personalità… ma se fosse possibile ad esempio ridefinire gli orari della mostra prevedendo che si faccia in notturna, dal tramonto all'alba, con le terrazze piene di vasi di bella di notte, un famosissimo Direttore delle luci - ma uno figo proprio! - e un paesaggista/architetto/progettista/musicista che aggiunga fontane, giochi d’acqua e naturalmente musica?

2.Espositori. Fermo restando che non si può non avere Barni, Raziel, L’erbario della Gorra e Il Lavandeto di Assisi, per aggiungere un pizzico di glamour internazionale, si potrebbe chiedere a un Clement o un Blanc di presenziare, così tanto per darsi un tono. E poi creare alternanza: definire un regolamento per cui nessuno può partecipare per due anni consecutivi e per ogni espositore “storico” consentire la partecipazione gratuita di “nuove leve”. Al bando invece gli stand di libri ma organizzare solo postazioni di Book-crossing.

3.Temi. Niente voli pindarici, non “territori espressivi nei quali una società manifesta la sua civiltà” ma temi banali, che so, Giardini del ‘600 con tutto lo staff in costume d’epoca. Farsi venire idee coatte, tipo droni che fanno riprese aeree continue che vengono proiettate su mega schermi e utenti che mandano ai droni le loro riprese dal parterre:-). Utilizzo del “girato” per un docu-film da presentare alla prossima Mostra del cinema: il primo film interamente girato da droni e pubblico insieme:-).

4.Eventi. Nessun evento pianificato ma spazi condivisi per l’organizzazione di incontri spontanei proposti dal pubblico, dalle presentazioni di libri agli addii al nubilato, senza distinzione, così che la futura sposa con giarrettiera tipo bandana faccia pendant con il professore di storia e il suo romanzo epistolare.

5.Bambini. Prevedere multe per genitori che non permettono ai bambini di rotolarsi negli spazi erbosi delle scarpate dell’Auditorium e già che ci siamo aggiungerei scivoli sorvegliati da personale addetto alle postazioni per i giochi.

6.Comunicazione. Qui c'è una nota dolente. Mentre passeggiavo tra gli stand resto incantata da una bancarella di deliziosi cappellini. Ne scelgo uno dopo molte indecisioni e mi accingo a provarlo, con mia sorella armata di macchina fotografica pronta  a immortalare il momento, quando l’artista ci gela con un: “sarebbe che non faccio fare fotografie”... Mi sforzo di pensare cosa potrebbe succedere a parte pubblicità gratuita per…l’opera. Qualcuno certo potrebbe rifare lo stesso cappellino a partire dalla foto, è un rischio serio, proprio ultimamente ho letto di una copia di un cilindro del ‘700 spacciata per originale. Ma a parte il copyright, l’aspetto più grave di tutta la faccenda è senza dubbio l’uso della locuzione “sarebbe che non”, per cui farei sottoscrivere apposita clausola di non uso agli espositori.

Insomma, il mio sarebbe più o meno così: poco Festival, mai che non. :-)
Auditorium Parco della Musica - Festival del verde e del paesaggio
Auditorium Parco della Musica - Festival del verde e del paesaggio



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