mercoledì 6 aprile 2016

La Pantanella e il gatto

"La memoria dei luoghi soccorre"  (Andrea Camilleri)


C’è quel pezzo di strada tra Ponte Casilino e Porta Maggiore, attraversata da platani sbilenchi da Grand Boulevard, che sembra stoicamente resistere ai tentativi di riqualificazione delle onlus e delle associazioni culturali. E neanche il gatto delle foreste norvegesi nascosto tra i grandi cespugli di Nandina domestica riesce a nobilitare l’enorme Bingo attaccato al palazzo del Ministero dell’Economia.

Arrivando dal Ponte Casilino la rive droite è quasi interamente occupata dagli edifici di una delle prime realtà industriali di Roma, l’ex pastificio Pantanella.

Lo stabilimento di via Casilina (un mulino, un pastificio, un magazzino, uffici, depositi, una ferrovia che terminava all'interno dell'area) fu progettato nel 1928 tra mille difficoltà tecniche e amministrative dall’ing. Alberto Naldini ma della realizzazione si occupò in seguito Pietro Aschieri che aggiunse al progetto originale gli oculi circolari nei due prospetti laterali che richiamano la tomba del fornaio Eurisace e di sua moglie Atistia, nella vicina Porta Maggiore. 

Il pastificio, colpito duramente dai bombardamenti della seconda guerra mondiale fu ricostruito nel 1950 da Vittorio Ballio Morpurgo, che edificò anche il mulino ora a ridosso della tangenziale. Tra il 1958 e il 1961 Silvano Ricci aggiunse il biscottificio. 

Negli anni ’70 con la chiusura degli stabilimenti il complesso cadde in stato di abbandono e tra il 1990 e il 1991 ospitò uno dei primi fenomeni di immigrazione di massa in Italia

Una faccenda scomoda, sul cui esito in molti hanno usato la parola deportazione. 

È una storia che riecheggia nelle pieghe di questa città, s’infila silenziosamente nella brezza calda e fuori tempo di una pigra domenica romana, nelle abitazioni riconvertite in supercondominio complesso, nei viali silenziosi degli uffici della Pantanella, divenuta simbolo di una stagione di impegno sociale animata dall'allora direttore della Caritas di Roma don Luigi Di Liegro e da Mohammad Muzaffar Alì, detto Sher Khan, attivista per i diritti umani, presidente e fondatore dell’Associazione Unione Dei Lavoratori Asiatici (UAWA). 



Per inciso: Mohammad Muzaffar Alì fu trovato morto per il freddo su un marciapiede di Piazza Vittorio nell' inverno del 2009, aveva 55 anni.

Da Sher Khan a Mimmo 'u curdu

Era il 1990, l’anno dei mondiali di calcio e Roma si preparava all'evento ripulendo le strade del centro dalle presenze sgradevoli.

Cacciate dall'amministrazione capitolina quelle stesse presenze si rifugiarono in migliaia negli impianti di via Casilina: il 31 ottobre 1990 gli ospiti regolarmente tesserati alla Pantanella erano 2.629 e si parlavano più di 40 idiomiC’erano, secondo le testimonianze del tempo, solo 1.500 posti letto, una lavatrice, poche docce, una scuola di italiano, una moschea.

Hanno resistito alcuni mesi, stretti nella morsa dei media, delle forze di polizia, dei comitati di quartiere,  mantenendo aperto il colloquio con i sindacati, la Caritas, le associazioni di volontariato e i rappresentanti del Comune. 


Le forze dell'ordine sgombrano la Pantanella.  Roma, 31 gennaio 1991 (Foto: Stefano Montesi)
Le forze dell'ordine sgombrano la Pantanella.
Roma, 31 gennaio 1991 (Foto: Stefano Montesi)
All'alba del 31 gennaio 1991 gli abitanti del Shish mahal (come fu ribattezzata la Pantanella) furono prelevati, divisi in piccoli gruppi e trasferiti forzatamente in otto edifici comunali, per lo più scuole in disuso nella periferia della capitale. Al Prenestino, al Tiburtino, al Salario. Non verso soluzioni alloggiative durature e dignitose ma posti letto a tempo determinato come ebbe a dire l’allora sindaco del PSI Franco Carraro. Niente feriti gravi o morti durante lo sgombero, soltanto un incendio accidentale presto domato. Di morti alla Pantanella si parlerà molto più tardi, per un altro drammatico caso di discriminazione e omofobia. Ma questa è tutta un’altra storia. Una storia di cui ci resta però il sapore amaro dell’irrisolto, come per quei dannati della terra mai veramente accolti in questo paese di frontiera.

Ex edificio Pantanella, Roma
Ex edificio Pantanella, Roma 

Ex edificio Pantanella, Roma
Ex edificio Pantanella, Roma 

Ex edificio Pantanella, Roma
Ex edificio Pantanella, Roma 

Ex edificio Pantanella, Roma
Ex edificio Pantanella, Roma 

In corner una buona notizia, anzi due.

La prima sul fronte immigrazione. Domenico Lucano, 59 anni, ex maestro di scuola e sindaco di Riace al terzo mandato è, per Fortune, tra le personalità (unico italiano) che stanno cambiando il pianeta. Come? Realizzando un modello di ospitalità studiato in tutta Europa e cominciato nel 1998 con l’arrivo di un veliero di 800 migranti provenienti da Afghanistan e Iraq. I dettagli in questo post di Nuovo e Utile

La seconda è che a Roma abbiamo già tirato fuori i sandali estivi, all'inevitabile domanda se è arrivato il momento di togliersi le calze la risposta è sì. Per le barche e i costumi aspettiamo ancora qualche giorno ;-).
Fonti e approfondimenti:


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