sabato 13 settembre 2014

Il verde? Altrove…Piet Oudolf

Qualche anno fa quando abbiamo comprato casa in uno dei quartieri più congestionati di Roma, uno dei motivi che ci spinsero a scegliere la palazzina di tre piani in cui saremmo andati ad abitare fu un' aiuola condominiale incolta che, ci assicurarono, poteva essere allestita a nostro piacimento.

Presi da inarrestabile entusiasmo, partendo dal presupposto che le mie origini di “ragazza di campagna” avrebbero ben presto trasformato quel fazzoletto di terra brulla in una rigogliosa mixed herbaceous borders in perfetto stile Gertrude Jeckyll, con giusto quel tocco di Arts and Crafts necessario per armonizzarla al paesaggio circostante, armati di riviste di settore (Giardinaggio,  Giardinantico, Casa in fiore, Verde facile, Gardenia, Vivere country, …), di testi sacri e profani (Giardini e no, Giardini all’ombra, Piccoli giardini, Dai diamanti non nasce niente, l’arte del verde attraverso i secoli e l’enciclopedia del giardinaggio, ...), di consigli di amici dotati di giardino urbano (senz’altro meglio la dicondra per il prato, costa come un quadro d’autore ma è assolutamente infestante), dopo attenti studi del PH del terreno (acido? argilloso?) dell’esposizione (decisamente a nord), dopo svariate sortite in soffitte polverose alla ricerca di ceste di giunco intrecciato (solo materiali naturali per allestire gli spazi, of course), dopo la raccolta di foglie di castagno nei boschi aviti per pacciamare le camelie, ovviamente di due tipi (invernale e primaverile) per garantire la rotazione delle fioriture, (se non fosse che il fiore di camelia, almeno per i primi vent’anni, fiorisce e si spiaccica al suolo dopo poche ore diventando una macchia informe e confusionaria), dopo aver speso fortune in guano per le rose (Barni, per carità) e aver partecipato ai più prestigiosi eventi florovivaistici della regione, dopo aver sperimentato fioriture stagionali in considerazione della prospettiva e del colore (il gruppo di viole rosso-giallo avvicina  lo sguardo, quello blu-violetto lo allontana, quindi bisogna posizionarle in modo che si vedano entrando dal cancelletto pedonale ma verso il muretto, certo se avessimo un’edicola sarebbe un’altra cosa)... un giorno, per caso, scopro, neanche ricordo più come, lui.

Piet Oudolf

Folgorazione.


Ci siamo resi conto improvvisamente di aver sbagliato tutto, cosa ci fanno queste rigogliose ortensie che bevono ettolitri d’acqua nel nostro giardino? Perché non abbiamo ancora una stipa tenuifolia? Non sarà troppo invadente l’aucuba? Meglio un gruppo di miscantus? ...


E fu così che, nell'attesa di riprogettare tutto il nostro piccolo giardino con graminacee "en masse" e perenni dall'aspetto leggiadro e vaporoso,  una domenica di primavera ci siamo portati a casa dall'abituale visita al vivaio un meraviglioso esemplare di Cortadeira Selloana, altrimenti nota come Erba della Pampa, in omaggio a Piet, alla sua idea di giardino sostenibile, al prairie o meadow garden e, incuranti di ogni regola di buon senso, l’abbiamo piantata nel nostro piccolissimo giardino all'ombra dove, da allora, svetta vigorosa e gagliarda con la sua massa prepotente e i suoi morbidi pennacchi bianchi, solo in parte ricoperti dall'avanzata di un incontenibile rincospernum.


A Piet, con orgoglio… J

New York - High Line e Battery Park
Piet Oudolf, olandese, promotore del movimento New Perennial e New Wave Painting, ha introdotto nei giardini contemporanei l’uso di erbacee perenni e graminacee in scenografici colori “a pennellate”. Considera i suoi giardini “pitture viventi”.

Follow my blog with Bloglovin